“C’era una volta…” libro pop-up di Benjamin Lacombe (Rizzoli, 2010) * Recensione e video booktrailer

C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2015 - Recensione e video booktrailer

Il libro pop-upC’era una volta…” di Benjamin Lacombe non avrebbe bisogno di descrizioni.  È piacevole sfogliarlo e abbandonarsi alle tavole a olio che erompono nella loro incantevole geometria e che raccontano storie a bambini e a grandes personnes, ‘i grandi’, come sono definiti da Antoine de Saint-Exupéry nella dedica del suo “Il Piccolo Principe”.

Se si desidera spendere qualche parola per “C’era una volta…” potrebbero essere bastanti quelle che si leggono in quarta di copertina.

Sono quadri, ma non solo.
Sono fiabe, ma non solo.
È un libro, ma non solo.
Le più belle fiabe sono diventate quadri.
Un libro di fiabe è ora una galleria d’arte.

Ma occorre pure incomodare il lessico per scrivere una recensione. E, come è evidente, anche le figure retoriche, abbondanti nella lettura di “C’era una volta…”, giunto alla terza edizione (2015).

In copertina ci accoglie Alice, rubata al suo Paese delle Meraviglie, con un lanoso Stregatto sulla spalla. Una Alice in stile Louise Brooks, la celeberrima attrice statunitense del cinema muto, la Diva del Silenzio dal look trasgressivo per l’epoca a ridosso degli anni Venti del ‘900. Capelli nero corvino e frangia corta si esibiscono in un taglio “alla maschietta”, occhi sconfinati da cui tracima una voluttuosa inquietudine mista a malinconia, sopracciglia estese verso le tempie, labbra anguste ma che traboccano di tinta rossa. Una Alice che nella fisiognomica si presta a un istante rubato all’Art Déco, al Surrealismo, al charleston.

La circondano autocitazioni grafiche del libro che stiamo per aprire. Una Alice attorniata, quindi, da varie copie di “C’era una volta…”, chiuse e aperte, dalle cui pagine si affacciano i pop-up di alcuni protagonisti dei racconti menzionati nel volume. Questo espediente in copertina fa pensare a una sorta di metalinguaggio per immagini: attraverso la comunicazione che si basa su questo codice si fanno afferire immagini volte a descrivere e definire visivamente il libro stesso facendo ricorso all’oggetto libro in questione.

Si apre il libro, silenzioso nei testi perché non ci sono spiegazioni o iscrizioni didascaliche che narrano ciò che si dispiega ai nostri occhi.

Ed ecco chi c’era, una volta… Mignolina (o Pollicina), Pinocchio, Madama Butterfly, Cappuccetto Rosso, Alice nel Paese delle Meraviglie, Barbablu, La bella addormentata nel bosco e Peter Pan.

Otto pop-up che magnificano fiabe, romanzi per l’infanzia e un’opera lirica pucciniana.


Mignolina (o Pollicina)

Dalla fiaba dello scrittore danese Hans Christian Andersen pubblicata per la prima volta nel 1835, il nome Mignolina è talvolta reso come Pollicina e trova corrispondenze in varie lingue (es. inglese Thumbelina, spagnolo Pulgarcita, francese Poucette).

Mignolina è ritratta da Lacombe rannicchiata all’interno della corolla di un fiore rosso, un tulipano, quello nato dal seme d’orzo (sì, c’è una incongruenza) dato da una strega a una donna che desiderava un figlio e che ora, in “C’era una volta…”, è appena sbocciato per dare alla luce la lillipuziana creatura.

C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2010 - Recensione e video booktrailer - Mignolina


Pinocchio

Il pezzo di legno piallato come una marionetta (ma nel libro di Collodi chiamato impropriamente ‘burattino’) a cui, nell’ultimo capitolo del romanzo per ragazzi “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”, sarà donata l’anima grazie all’apparizione in sogno della Fata turchina e diventerà un “un bambino per bene”, come scrive Collodi (ossia un bambino in carne e ossa), è presentato da Lacombe all’interno di una struttura a metà tra locandina e sipario di un teatrino.

Della locandina ha i tratti tipici degli anni Quaranta e Cinquanta, in cui predominavano il titolo dello spettacolo e il nome del principale protagonista a caratteri cubitali, oltre a un ventaglio cromatico dalle tinte accese. Nel libro pop-up, infatti, spicca la scritta “Pinocchio – Il bambino di legno!” (Lacombe preannuncia la metamorfosi di Pinocchio utilizzando la parola ‘bambino’) accanto alla scritta “Il burattino vivente!!!” (trattasi di ossimoro per l’accostamento di due termini in forte antitesi tra loro), che connotano la figura di Pinocchio.

Come se assistessimo a una rappresentazione teatrale, e da qui la percezione che Lacombe abbia inteso ispirarsi anche un sipario, Pinocchio prorompe dalle due pagine con il naso allungato.

Ricordate il dialogo tra Pinocchio e la Fata turchina sulle bugie e il naso lungo? Spero sia un piacere anche per voi rileggere uno stralcio del capitolo XVII de “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”.

– E ora le quattro monete dove le hai messe? – gli domandò la Fata.
– Le ho perdute! – rispose Pinocchio; ma disse una bugia, perché invece le aveva in tasca. Appena detta la bugia, il suo naso, che era già lungo, gli crebbe subito due dita di più.
– E dove le hai perdute?
– Nel bosco qui vicino.
A questa seconda bugia il naso seguitò a crescere.
– Se le hai perdute nel bosco vicino, – disse la Fata, – le cercheremo e le ritroveremo: perché tutto quello che si perde nel vicino bosco, si ritrova sempre.
– Ah! ora che mi rammento bene, – replicò il burattino, imbrogliandosi, – le quattro monete non le ho perdute, ma senza avvedermene le ho inghiottite mentre bevevo la vostra medicina.
A questa terza bugia, il naso gli si allungò in un modo così straordinario, che il povero Pinocchio non poteva più girarsi da nessuna parte. […]
E la Fata lo guardava e rideva.
– Perché ridete? – gli domandò il burattino, tutto confuso e impensierito di quel suo naso che cresceva a occhiate.
– Rido della bugia che hai detto.
– Come mai sapete che ho detto una bugia?
– Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! Perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l’appunto è di quelle che hanno il naso lungo.

Accanto a Pinocchio, sono raffigurati il Gatto e la Volpe, i due ingannatori truffaldini e falsi amici del burattino che Pinocchio incontra per la prima volta quando si congeda dal burattinaio Mangiafuoco.

C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2015 - Recensione e video booktrailer - Pinocchio

Sul piano cronologico della narrazione decadrebbe l’interpretazione del pop-up come  solo sipario della rappresentazione teatrale, tesi rafforzata da una grave imprecisione: Pinocchio non ha mai preso attivamente parte al Gran Teatro dei Burattini diretto dal burattinaio Mangiafoco (o, più comunemente, Mangiafuoco). Quando Pinocchio si incammina verso la scuola, è attratto dalla musica proveniente dal Gran Teatro dei Burattini e per accedervi vende l’abbecedario che tiene sottobraccio. Notato da Arlecchino, Pulcinella, Rosaura, due gendarmi (‘giandarmi’) e altri “attori e attrici di quella compagnia drammatico-vegetale”, la recita in corso si interrompe bruscamente perché i burattini accolgono con euforia l’arrivo di Pinocchio, loro simile, e tutti insieme fanno gran festa. Incollerito, Mangiafuoco dà ordine ai burattini di gettare Pinocchio nel fuoco come legna da ardere ma, com’è noto, si salva e dal burattinaio e riceve persino cinque zecchini d’oro.

Lacombe si è certamente lasciato ispirare da due elementi entrati nell’immaginario collettivo. Per antonomasia, infatti, il gesto del naso che si allunga designa chi racconta o ha raccontato palesi fandonie e il gatto e la volpe incarnano due persone con un legame tra loro che vanno imbrogliando altre.

Rammarica notare che nell’edizione italiana di “C’era una volta…” la dicitura “Produzione Stromboli Presenta:” non sia stata tradotta in modo più appropriato. Stromboli (che sappiamo essere un’isola dell’arcipelago delle isole Eolie, in Sicilia, caratterizzata da un vulcano che per la costante attività esplosiva è considerato uno dei vulcani più attivi del mondo; con Mangiafuoco ha in comune l’inarrestabile energia, focosa quanto impetuosa) è il nome con cui Mangiafuoco è stato reso nel film d’animazione prodotto dalla Walt Disney Productions, uscito nel 1940. In italiano si sarebbe potuto mantenere Mangiafuoco, come nel romanzo di Collodi.


Madama Butterfly

L’essenza della “tragedia giapponese“, così definita sia nello spartito sia nel libretto l’opera lirica “Madama Butterlfy” di Giacomo Puccini, è immortalata nel libro pop-up di Lacombe nel ritratto della geisha appena quindicenne Cio-Cio-San.

Madama Butterfly, così si fa chiamare Cio-Cio-San dopo le nozze, attende il suo sposo rientrato in patria, negli Stati Uniti. Ma il tenente della marina Pinkerton non è più tale poiché il matrimonio è stato officiato secondo la legge giapponese, che concede il diritto a Pinkerton di ripudiare la moglie dopo il primo mese di sposalizio e di convolare a nozze con una donna americana. Così accade e Madama Butterfly, che nel frattempo ha dato alla luce un figlio che Pinkerton, come padre, pretenderà, rimane sospesa in un’attesa vana, sostenuta dall’amore profondo che prova. Quando, dopo tre anni, questi fa ritorno a Nagasaki, Madama Butterfly viene a conoscenza della cruda verità ed esce silenziosamente di scena: secondo un’antica usanza giapponese, pratica seppuku, il rituale per il suicidio diffuso tra i samurai e attraverso cui anche il padre di Madama Butterfly aveva trovato la morte, con il pugnale tantō avuto in eredità dal genitore.

In “C’era una volta…” Madama Butterfly sembra implorare qualcosa al lettore pur presentendo o avendo già saputo che a lei, amante disincantata, non sarà concessa salvezza se non con la dipartita dal mondo terreno. Del resto Cio-Cio-San si era già tramutata in farfalla (inglese ‘butterfly’) e le farfalle, si sa, hanno vita breve.

Nel suo soffio di esistenza, l’infelice Madama Butterlfy si espande nelle due pagine del libro a lei dedicate attraverso ali di farfalla della specie Morpho menelaus (morfo blu), in bilico tra metamorfosi e mistica fusione tra il mondo visibile e invisibile, idealmente punto d’incontro tra tempo ed eternità.

C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2015 - Recensione e video booktrailer - Madama Butterfly

Se volete ammirare altre tavole di Madama Butterfly ecco un’altra proposta: “Madama Butterfly” di Benjamin Lacombe, Rizzoli (2014).

C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2015 - Recensione - Madame Butterfly di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2014  C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2015 - Recensione - Madame Butterfly - Rizzoli 2014 - Paravento


Alice nel Paese delle Meraviglie

Pur senza biasimare l’estetica di questo pop-up, a mio (modesto) parere Lacombe ha perduto la possibilità nell’idearne uno più originale. In fondo il Paese delle Meraviglie ben si presta a sbizzarrirsi nella progettazione di paesaggi contraddistinti da spettacolarità e appariscenza. Invece l’ispirazione è caduta su un parziale déjà-vu, precisamente su “Alice nel Paese delle Meraviglie. Libro pop-up” di Robert Sabuda, in Italia edito da Mondadori dal 2006. In questo volume attualmente (ahinoi) fuori commercio (ma ancora reperibile in altre lingue), Sabuda riserva il sesto e ultimo pop-up ad Alice che conclude il suo viaggio onirico sotto l’arco minaccioso delle carte da gioco.

C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2015 - Recensione - Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie di Robert Sabuda

“Alice nel Paese delle Meraviglie. Libro pop-up” di Robert Sabuda

In “Alice nel Paese delle Meraviglie” Lewis Carroll rende corporeo un mazzo di carte a semi francesi ( cuori, quadri, fiori e picche) e conferisce un ruolo peculiare a ciascun seme. Per esempio, i Cuori (l’inglese ‘Hearts’ significa, appunto, ‘cuori’) costituiscono la famiglia reale, i Fiori (l’inglese ‘Clubs’ significa ‘bastoni, mazze’) sono i Soldati incaricati alla difesa del Regno.

Sebbene il contesto narrativo sia differente, anche Lacombe ricorre all’architettura delle carte da gioco.

C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2015 - Recensione e video booktrailer - Alice nel Paese delle Meraviglie

La posizione del corpo e le macchie di sangue sugli abiti, così come l’espressione del viso e l’incarnato livido, di Alice raccontano di una caduta rovinosa, a cui i funghi assistono con espressione strabiliata. Bianconiglio, presente ma senza il tipico panciotto dove tenere il suo orologio da tasca, ha una mimica che pare imperturbabile. Proprio come nel romanzo di Carroll, Bianconiglio sembrerebbe non relazionarsi mai in modo diretto con la bambina.

Sinceramente, la prima impressione che l’immagine tridimensionale mi ha dato è stata di violenza, nel senso di sopruso coercitivo. Mi sono soffermata a lungo e in diversi momenti su questo pop-up per cogliere una diversa percezione ma ancora adesso non riesco a cambiare il mio (personale, pertanto opinabile) giudizio. Questa è tuttora la sensazione che ne ricevo. Provo comunque ad andare oltre la soggettività.

Le rose rosse, di un rosso scarlatto e carminio, sembrano grondare sangue. Attenendoci al testo di Carroll, la scena potrebbe fare supporre di trovarci nel capitolo in cui tre carte da gioco (Asso, Due e Tre di Fiori), tre dei Giardinieri, hanno appena terminato di dipingere le rose di rosso, avendo piantato erroneamente rose bianche, colore detestato dalla Regina di Cuori. Oltre al fatto che nessuna di queste tre carte appare nel pop-up, ciò non giustificherebbe le escoriazioni riportate da Alice, che avrebbe dovuto semplicemente sollevare un ramo, come suggeritole dallo Stregatto, per raggiungere il giardino di rose dove è possibile incontrare la sovrana del regno. Uno squillo di trombe annuncia l’arrivo della Regina, seguita da Bianconiglio, nel suo ruolo di araldo reale. Ma Bianconiglio è già presente nell’ambientazione disegnata da Lacombe.

È proprio per seguire Bianconiglio che Alice intraprende il suo viaggio nel Paese delle Meraviglie. Troviamo il bizzarro coniglio per la prima volta appena voltata la prima di copertina. Qui Bianconiglio veste giacca, camicia a collo alto e papillon. E “indossa” sempre il medesimo sguardo distaccato, impassibile, come se gli occhi fossero soggetti a offuscamento.

Alice, quindi, attorniata e sovrastata da carte, tra cui due joker ammiccanti attraverso il piglio beffardo dello sfuggente (anche per i pochi incontri con Alice) Stregatto.

– Micio del Cheshire, […] potresti dirmi, per favore, quale strada devo prendere per uscire da qui?
– Tutto dipende da dove vuoi andare, – disse il Gatto.
– Non mi importa molto… – disse Alice.
– Allora non importa quale via sceglierai, – disse il Gatto.
– …basta che arrivi da qualche parte, – aggiunse Alice come spiegazione.
– Oh, di sicuro lo farai, – disse il Gatto, – se solo camminerai abbastanza a lungo.
Alice sentì che tale affermazione non poteva essere contraddetta, così provò con un’altra domanda.
– Che tipo di gente abita da queste parti?
– In quella direzione, – disse il gatto, agitando la sua zampa destra, – vive un Cappellaio: e in quella direzione, – agitando l’altra zampa, – vive una Lepre Marzolina. Visita quello che preferisci: tanto sono entrambi matti.
– Ma io non voglio andare in mezzo ai matti! – si lamentò Alice.
– Oh, non hai altra scelta, – disse il Gatto, – qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.
– Come lo sai che sono matta? – disse Alice.
– Devi esserlo, – disse il Gatto, – altrimenti non saresti venuta qua.
Alice non pensava che questo bastasse a dimostrarlo; ad ogni modo, andò avanti.
– E come sai di essere matto?
– Per iniziare,- disse il Gatto, – un cane non è matto. Concordi?
– Immagino sia così, – disse Alice.
– Bene, allora, – il Gatto andò avanti – vedi, un cane ringhia quando è arrabbiato, e scodinzola quando è felice. Io ringhio quando sono felice, e agito la coda quando sono arrabbiato. Quindi sono matto.
– Io lo chiamo fare le fusa, non ringhiare! – disse Alice.
– Chiamalo come preferisci! – disse il Gatto.
[…]

“Alice nel Paese delle Meraviglie”, capitolo VI


Cappuccetto Rosso

Dedicato a una delle fiabe europee più popolari e di cui esistono molteplici versioni, rielaborate tra gli altri da Charles Perrault (in “I racconti di mamma l’oca”, 1697) e dai fratelli Grimm (la cui variante è quella più diffusa e risale al 1857), il pop-up di “Cappuccetto Rosso” è il più essenziale, insieme a quello di Madama Butterfly, degli otto della serie.

Il lupo famelico è evidentemente soddisfatto per avere ingerito la preda. Lo si avverte guardando i suoi occhi, socchiusi e acquietati tra sazietà e appagamento, dopo avere suggerito alla bambina di raccogliere fiori nel bosco da portare all’amata nonnina, già inghiottita.

Dall’immagine erompe prepotentemente il muso del lupo, con le fauci spalancate e la dentatura acuminata in primo piano, Vorrebbe inghiottire anche noi lettori? La bocca parrebbe aperta solo per mostrarci la sua cattura, Cappuccetto Rosso, inerme nella sua nudità, indifesa nella sua rassegnazione a mani giunte, come se fosse a conoscenza del suo fato qui compiuto.

C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2015 - Recensione e video booktrailer - Cappuccetto Rosso


Barbablu

Trascritta da Charles Perrault per la prima volta sul finire del Seicento (1697), la fiaba narra di un uomo facoltoso e spietato, con sei matrimoni alle spalle e delle cui mogli non vi è più traccia alcuna.

Dopo essere convolato a nozze con Anna, Barbablu annuncia che dovrà allontanarsi per qualche tempo, lasciandole comunque a disposizione ogni cosa e affidandole un mazzo con tutte le chiavi del castello ma avvisandola di non aprire una particolare porta nelle cantine, di cui le mostra la piccola chiave d’oro. La curiosità della novella sposa si fa sempre più forte, finché un giorno usa la chiave per accedere alla stanza proibita. Dinnanzi ad Anna si disvela il segreto del sadico marito uxoricida, che lì custodisce i resti delle precedenti consorti. Per l’orrore provato davanti a tanta efferatezza, la chiave del locale proibito cade di mano alla fanciulla e si imbratta di sangue, che non è possibile pulire poiché la chiave ha il potere magico di fare apparire le macchie di sangue sulla facciata opposta a quella momentaneamente smacchiata. Nel frattempo Barbablu rincasa in anticipo sui tempi previsti. Chiede alla moglie di riavere il mazzo di chiavi e comprende che cosa è accaduto in sua assenza. Fortunatamente Anna si salverà dal dissennato omicida grazie all’intervento dei fratelli.

In “C’era una volta…” Anna è raffigurata all’interno della stanza-mattatoio con la chiave stregata appesa al collo con una cordicella. Attorno a lei teschi e ossa delle donne decapitate che avevano sposato Barbablu prima di lei.
Accanto, l’uomo dalla barba di colore blu che la sorveglia prima di lasciarla sola, su supplica della stessa Anna, perché lei non muoia senza avere prima raccomandato l’anima a Dio (in quel quarto d’ora Anna escogita come avvisare i due fratelli perché la sottraggano al pericolo e Barbablu provvede ad affilare la scure per tagliare la testa all’ultima sposa).

Lacombe ci lascia sbirciare l’affliggente scena.

C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2015 - Recensione e video booktrailer - Barbablu


La bella addormentata nel bosco

Un’altra celebre fiaba della tradizione europea, rievocata nella versione di Charles Perrault (in “I racconti di mamma l’oca”, 1697) e in quella dei fratelli Grimm (in “Fiabe del focolare”, 1812), nota anche con il titolo “La bella addormentata”.

La princesse di Perrault o Rosaspina dei fratelli Grimm è condannata al suo sonno profondo a causa di un maleficio invocato da una fata cattiva non invitata dai genitori, il Re e la Regina, al battesimo della piccola, evento in cui tutte le fate del regno le fanno da madrina. La fata maligna aveva pronunciato un sortilegio per cui la principessina, a quindici anni, si sarebbe punta con un fuso e sarebbe caduta a terra morta. Sebbene il Re avesse vietato l’accesso a tutti gli arcolai dal suo Regno, la figlia si imbattè casualmente in una vecchina che stava tessendo, e il suo fato si compì. Non potendo rendere nulla la funesta stregoneria, una delle fate buone la volge in un sonno lungo cento anni e solo il bacio di un principe potrà destare la ragazza. E così sarà. Inoltre la fata fa assopire per un secolo l’intero castello e i suoi abitanti.

Come esplicitamente indicato dall’autore, Lacombe dedica, tra gli altri, il libro a sua sorella Liliane Vallois, “che disegno per la prima volta come bella addormentata”.

Una fanciulla intorpidita nel sopore con accanto un fuso per filare a mano attorcigliato da fibre di filato, con rami di rovi (da cui la scelta dei Grimm per denominare la principessa, Rosaspina) di cui il castello si ricopre perché nessuna possa accedervi (ma, come per magia, allo scadere dei cento anni il principe che si innamorerà a prima vista della bella addormentata vedrà il fitto tramaglio dei cespi di rovi aprirsi dinnanzi a lui).

C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2015 - Recensione e video booktrailer - La bella addormentata nel bosco


Peter Pan

Dopo inquietudine, trepidazione, turbamento e sgomento, il pop-up a conclusione del libro ci accompagna a un finale sereno. Si vola. Dove? Verso un’isola che, stavolta, c’è. L’Isola dove tutto è possibile, anche tornare bambini con la memoria e i ricordi delle emozioni infantili dopo avere sfogliato il volume di Lacombe.

Peter Pan, creato dallo scrittore scozzese James Matthew Barrie nel 1902, è un personaggio letterario famoso in tutto il mondo. “Il ragazzo che non voleva crescere” vive nell’Isola che non c’è, un luogo incantato popolato da fate e creature prodigiose e raggiungibile solo dai sognatori fanciulleschi.

In “C’era una volta…”, nel cielo di una Londra inabissata nella notte, la diafana e placida Luna assiste al volteggio delle sagome ormai distanti di Peter Pan, Wendy e i suoi fratellini che si librano in volo tra le nuvole del cielo, oltre il Big Ben della Clock Tower.

A voi la scelta se tornare dall’Isola che non c’è o se permanere, scegliendo di restare eternamente fanciulli.

C'era una volta - Libro pop-up di Benjamin Lacombe - Rizzoli 2015 - Recensione e video booktrailer - Peter Pan


Qual è l’età adatta per mostrare ai bambini il libro pop-up “C’era una volta…”?

I pareri sull’età di lettura di “C’era una volta…” sono piuttosto discordanti.

C’è chi reputa che il volume sia adatto a partire dai 6 anni.
C’è chi ritiene di poterlo proporre prima dei 6 anni; condizione sufficiente è che il bambino conosca la maggior parte delle storie illustrate nelle tavole e che le restanti siano un buon pretesto per introdurre i nuovi personaggi e le loro vicissitudini.
C’è infine chi giudica il libro inadeguato ai bambini e che quindi considera “C’era una volta…” un libro destinato al solo pubblico adulto.

Mi ha colpito un commento letto su Amazon.it perché trovo che l’opinione di questo/-a acquirente, che ho ritrovato espressa in modo simile in altri siti da altre persone che hanno acquistato il libro, oltre a essere impropria e approssimativa, è abbastanza diffusa da chi non possiede una discreta conoscenza letteraria e una certa sensibilità verso la qualità delle illustrazioni.
Riporto testualmente:

Favole dark
Libro consigliato dai 6 anni in su? da leggere insieme genitori e figli? direi proprio di no…
Bellissimo, assolutamente da vedere, rivedere e regalare, ma lo spirito tremendamente dark che lo pervade non è destinato ai bambini, ma ad adulti già tenebrosi di loro.
Cappuccetto rosso con gli occhi pervasi di terrore, pollicina (al femminile, of course) più piccola e indifesa che mai, una bella addormentata destinata a non risvegliarsi mai…Un c’era una volta da incubi infantili perpetui, come in origine le favole che lo hanno ispirato.

“Favole dark”.
Innanzitutto Mignolina, Pinocchio, Madama Butterfly, Cappuccetto Rosso, Alice nel Paese delle Meraviglie, Barbablu, La bella addormentata nel bosco e Peter Pan non sono “favole dark” né peraltro tutte e otto sono favole.
Come riporta Garzanti Linguistica, dark (n.m. e agg. m. e f. invar. Etimologia: ← voce ingl.; propr. ‘buio, scuro’) definisce “che, chi appartiene a un movimento giovanile sorto nei paesi occidentali tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, che esprimeva attraverso l’abbigliamento di colore nero una vocazione al pessimismo. Si dice di genere musicale pop caratterizzato da atmosfere gotiche e decadenti, e i cui testi esprimono una visione cupa della vita: cantanti dark”.
Il significato del termine ‘dark’ è stato successivamente esteso a campi semantici diversi dalla musica, ma qualificare ‘dark’ le tavole di Benjamin Lacombe è erroneo.

Pur riconoscendo che il libro sia “Bellissimo, assolutamente da vedere, rivedere e regalare”, è scritto nel commento, “lo spirito tremendamente dark che lo pervade non è destinato ai bambini, ma ad adulti già tenebrosi di loro”.
Gli “adulti già tenebrosi di loro” chi sarebbero? Persone stravaganti? O strampalate? Squilibrate forse? I libri di Lacombe hanno conquistato e continuano a conquistare persone tutt’altro che cupe o tenebrose: ne sono una riprova, per esempio, gli utenti di YouTube di tutto il mondo che recensiscono le pubblicazione lacombiane.

“[…] una bella addormentata destinata a non risvegliarsi mai”.
In realtà la ragazza si desterà dal sonno profondo dopo cento anni. Probabilmente il commentatore non conosce bene questa fiaba.

“Un c’era una volta da incubi infantili perpetui, come in origine le favole che lo hanno ispirato”.
Espresso così, sembra che gli avvenimenti che coinvolgono i personaggi dei racconti siano solo causa e ragione di insostenibili patimenti o angosce che impregnano l’intera puerizia e fanciullezza (con “perpetui” parrebbe che l’afflizione si debba prolungare anche in età matura), senza prendere atto che le fiabe, le favole e i romanzi per l’infanzia contengono una morale educativa e formativa.

Comunque, al di là dei convincimenti di ciascuno, tutti rispettabili se supportati da una tesi persuasiva, l’età di lettura di “C’era una volta…” è variabile.

Senza dubbio è un libro consono ad adolescenti e adulti.

Per quanto concerne i bambini, a mio (sempre modesto, come precisato precedentemente) parere dipende da capacità e attitudine di ogni bambino nell’apprezzare (o meno) un certo tipo di illustrazioni.

Di fatto, consiglio di sfogliare il libro insieme al vostro bambino per valutare le sue reazioni di volta in volta. Se palesa spavento e paura, cercate di tranquillizzarlo e riponete il libro per riaprirlo insieme in futuro.

La mia esperienza con Jo. & Ya. 

Quando ho preso il libro ho riflettuto per due giorni prima di prendere una decisione.

I miei bimbi hanno da poco compiuto tre e due anni, temevo che le illustrazioni pop-up di Lacombe potessero incutere loro timore. Poi, ormai oltre dieci giorni fa, hanno notato il dorsetto del volume (“È nuovo quel libro?!”. Lo spirito di osservazione dei bimbi è fenomenale) e hanno voluto che lo prendessi dagli scaffali alti della libreria.

Sia Joshua che Yari sono tuttora particolarmente attratti da Pinocchio, a cui toccano il naso, le braccia mobili, l’intera faccia e l’abitino; dal lupo di Cappuccetto Rosso, nelle cui fauci infilano entrambi la mano (Yari, il più piccolo, gli ha offerto più volte il ciuccio, inserendolo nella bocca spalancata), chiedendomi di socchiudere a aprire ripetutamente la tavola come per farsi mordere il nasino dall’animale (entrambi ridono a crepapelle quando lo faccio); da Peter Pan, che imitano nel volo e della cui tavola restano incantati a guardare la Luna.

Verso le altre illustrazioni tridimensionali mostrano curiosità, ma finora le preferite sono le tre appena menzionate. Al momento non hanno dato segni di inquietudine né il sonno è stato in alcun modo turbato da brutti sogni.
Ogni giorno mi chiedono di potere giocare con Pinocchio, il lupo di Cappuccetto Rosso e Peter Pan. E sia…!


Per contemplare altre opere potete visitare il sito di Benjamin Lacombe.

Video booktrailer di “C’era una volta…”, tratto dal canale YouTube di Benjamin Lacombe.


Informazioni bibliografiche
Titolo: C’era una volta… Libro pop-up
Autore e illustratore: Benjamin Lacombe
Editore: Rizzoli
Collana: Narrativa ragazzi
Data di pubblicazione: 2010
Formato: copertina rigida
Numero di pagine: 24
ISBN: 9788817045100


P. S. Le immagini inserite nell’articolo sono tratte dal sito di Benjamin Lacombe e dal video booktrailer ufficiale. Sinceramente, trattandosi di un libro pop-up, non avrei potuto fare foto migliori.


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Un pensiero su ““C’era una volta…” libro pop-up di Benjamin Lacombe (Rizzoli, 2010) * Recensione e video booktrailer

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