Il bambino non ama leggere libri né farsi leggere un libro? Riflessioni preliminari

Il bambino non ama i libri o farsi leggere un libro - Riflessioni preliminari

Alcuni genitori si dichiarano preoccupati perché il figlio non legge o, se in età prescolare, non ama farsi leggere fiabe, favole e racconti.

A detta di mamme e papà, non c’è modo di sfogliare con il loro bambino un albo illustrato o un libro per bambini. Ed effettivamente ci sono bimbi che sembrano non dimostrare alcun interesse o curiosità verso i libri. 

Le motivazioni possono essere tante e ogni caso andrebbero analizzate in profondità per capire meglio il rifiuto, l’opposizione, la negazione, la rinuncia verso la lettura.

È tuttavia proficuo fare delle riflessioni per meditare su probabili e potenziali origini e cause sul fatto che la lettura, attraverso lo strumento libro, non sia accolta con positività, coinvolgimento e  partecipazione.

Non mi sono mai piaciuti i decaloghi né gli elenchi che forniscono consigli concisi. Trovo che sia più utile valutare e soffermarsi su varie considerazioni, di cui nessuna è realmente prioritaria rispetto ad altre, che non si limitino a un numero chiuso di concetti e congetture, che non sono numerabili in termini di quantità ma che sono preziosi sia nella loro varietà sia nella qualità, che merita ben altro di poche righe scritte che suggeriscano sbrigativamente “fate così”.

Un esempio. In un articolo di Susan Stiffelman pubblicato su The Huffington Post US (“How Can I Get My Kids to Read?”), si legge: “By associating reading with something fun that your kids do with you, it may awaken their interest.” (‘Associare la lettura a qualcosa di divertente da fare insieme ai vostri figli potrebbe risvegliare il loro interesse.’). Vero. Ma che cosa? Quali attività divertenti si possono proporre? È un’asserzione che contiene una grande verità ma che non indica granché o alcunché.

Ci sono bambini che…

Ci sono bambini che si sentono (fastidiosamente e/o dannosamente) ripetere “Perché non leggi/leggiamo questo libro?”, “Perché non vuoi che ti legga un libro?”, “Leggiamo un po’ e poi puoi fare merenda e guardare i cartoni animati””, “Se non leggi cinque pagine oggi niente Nintendo!”, “Se finiamo questo libro avrai un premio!”.

Ci sono bambini che ricevono in regalo un libro e rimangono delusi perché non è un giocattolo o un gioco, come se il libro fosse qualcosa di noioso, un oggetto inanimato senza vita propria né motivo di esistere (“Che me ne faccio?”, “Ma che regalo è?!”), da accantonare senza averlo aperto o dopo avere sfogliato qualche pagina, con espressione amareggiata, in segno di cortesia verso chi ha portato il dono. Io stessa ho sentito qualcuno affermare “Gli/Le hanno regalato un libro. Lo ha buttato lì, figuriamoci se lo legge!”. È spiacevole ascoltare queste parole da un adulto, sia che le pronunci in presenza o in assenza del bambino, perché quell’adulto non favorirà in alcun modo l’atteggiamento positivo verso la lettura, legittimandone quindi la tediosità e l’inutilità.

Ci sono bambini che prediligono quasi esclusivamente l’immediatezza di TV, videogiochi su console, app su tablet e smartphone, giochi su computer e ai quali troppo precocemente si concede l’accesso al web e ai social network, molte volte senza il controllo parentale. È evidente che l’atteggiamento genitoriale è improntato alla ricerca di una egoistica tranquillità che non è salutare per i figli.

Ci sono bambini che ascolterebbero volentieri fiabe, favole e racconti ma nessuno glieli legge.

Ci sono bambini che sarebbero entusiasti di disporre di più libri ma nessuno glieli procura.

Ci sono genitori che…

Ci sono genitori che non hanno tempo, per motivi di lavoro che li tengono lontani da casa dalla mattina alla sera, di leggere qualche pagina di un libro. E nel fine settimana, quando solitamente si ha più tempo da trascorrere insieme ai propri figli, incombono impegni: fare la spesa al supermercato, fare shopping, andare a trovare o ricevere parenti e amici, portare i figli a una festa di compleanno o a una gara sportiva e così via.

Ci sono genitori che il tempo di leggere ai figli lo avrebbero, ma che non hanno voglia di farlo e, nel tentativo di prendere in mano un libro e di sfogliarne qualche pagina, si arrendono all’evidenza dei fatti: il bambino non presta ascolto e quindi non gradisce la lettura dei libri.

Ci sono genitori che non hanno mai, o quasi mai, praticato la buona abitudine di leggere fiabe, favole e racconti ai figli e all’improvviso desiderano rimediare ma tanti si accorgono che è perlopiù un insuccesso.

Ci sono genitori che considerano strani (per decenza non mi dilungo con appellativi di altro tipo) i genitori che  desiderano trasmettere la passione per la lettura ai figli e ai quali purtroppo sfugge che si legge anche e soprattutto per accrescere lo sviluppo affettivo, cognitivo e intellettivo dei propri figli, giudicando frettolosamente: alcuni ritengono, erroneamente, che i piccoli lettori siano destinati a divenire bambini (e poi ragazzi) sgobboni a scuola e a essere tendenzialmente asociali e introversi. E così i genitori dei bimbi non esposti in modo significativo alla lettura si difendono dietro la barricata che suona come “La vera scuola è la vita”. D’accordo, ma i genitori che incoraggiano i figli a leggere di certo non privano la prole delle esperienze di altro tipo che non siano la lettura. Sfortunatamente alcuni genitori si pongono su un piano competitivo laddove non c’è ragione che questo esista poiché si tratta dell’educazione dei propri figli, che ciascuno esercita e infonde come meglio crede.

Ci sono genitori che circoscrivono l’attività di lettura nei confini dell’ambiente scolastico. “Alla scuola materna le maestre leggono dei libri ai bambini” (come se potesse bastare demandare a terzi questa attività), “A scuola leggono il libro di testo e il libro di lettura”. Ma leggere in famiglia è un’esperienza e un’abitudine totalmente differente.

Ci sono genitori che ce la mettono tutta. Acquistano o prendono in prestito in biblioteca tanti libri, sono disponibili in qualsiasi momento a leggere ai figli, ai quali propongono di aprire un libro ma sono incalzati da rifiuti netti. Qualcosa non funziona e occorre identificare che cosa.

Il tempo per leggere insieme

Riguardo alla questione tempo, se ci si sofferma a pensare ci si accorge che, in fondo, mezz’ora per leggere qualcosa si trova.

Certamente per alcuni rappresenterà un sacrificio dopo un’intensa giornata lavorativa. Ma il tempo condiviso a sfogliare e a leggere un libro con i figli ha un valore inestimabile. È un momento di condivisione speciale, rinforzo del legame affettivo, intimità emozionale, trasmissione della conoscenza, sospensione per volare sulle ali della fervida immaginazione.

Per essere pratici, durante il ciclo di lavaggio della lavatrice si possono leggere più pagine di un libro. Oppure ci si può accordare con l’altro genitore, se presente, di sparecchiare la tavola e rassettare la cucina dopo cena mentre voi vi dedicate alla lettura con vostro figlio.

Suggerire strategie per la gestione del tempo a favore della lettura mette in luce l’atteggiamento refrattario e negativo di alcuni genitori, che possono mostrarsi arrendevoli, o addirittura ostili, se gli si chiede di rinunciare ogni tanto a guardare la trasmissione preferita in TV o a fare zapping (“Lavoro tutto il giorno, di sera avrò diritto di sedermi sul divano e rilassarmi, no?”), di astenersi dal fare qualcosa in casa (“E chi pulisce? Non ho la colf o il maggiordomo!”. Nessuno invita a rinunciare all’igiene e all’ordine, di innegabile importanza e di esempio ai figli). Semplicemente si possono rinviare di mezz’ora le faccende domestiche o le attività personali. Nessuno mette in dubbio l’ulteriore affaticamento nell’accudimento della casa, dei figli.

La domanda è: c’è VERAMENTE qualcosa che ha maggiore priorità del tempo condiviso costruttivamente con vostro figlio? Forse lasciare quel velo di polvere sui mobili per occuparsene poco più tardi o da spolverare il giorno successivo? Curiosare tra i post di amici e conoscenti in Facebook da notebook o smartphone? Trastullarsi con game online come Candy Crush o similari? Credo che la risposta sia ovvia e scontata.

Ridimensionare alcune (alcune, appunto, non tutte) privazioni personali per offrire ai figli un’esperienza speciale e unica, che non li isoli dalla vita familiare tollerando che farciscano il loro tempo con giochi su console portatili, app su tablet o cartoni animati (con puntate peraltro spesso viste e straviste) per “farli stare tranquilli” non è dare ai bambini l’assoluta precedenza su tutto e non va d’accordo con “Per mio figlio farei di tutto. Darei anche la mia vita”.

Ovviamente non esiste solo la lettura. Ascoltare musica classica, moderna e contemporanea; giocare con le costruzioni; disegnare o dipingere; modellare la plastilina… Tutto assume un sapore diverso se coniugato alla prima persona plurale: ‘leggiamo’, ‘ascoltiamo’, ‘giochiamo’, ‘disegniamo’, ‘modelliamo’. Anziché ‘leggi’, ascolta, ‘gioca’, sovente in bilico tra l’ispirazione e l’imposizione se l’intenzione basilare è “Fai qualcosa perché io devo interessarmi ad altro (che non sia tu che sei mio figlio)”.

Alcuni dei prossimi post del blog saranno incentrati su riflessioni più concrete sulle probabili cause di scarso o nullo interesse verso la lettura da parte dei bambini.

Il progetto Nati per Leggere

Chi ancora non conoscesse il progetto Nati per Leggere può leggerne i contenuti online. Nati per Leggere è sostenuto dall’alleanza tra bibliotecari e pediatri attraverso tre associazioni (ACP – Associazione Culturale Pediatri, che riunisce oltre 3.000 pediatri italiani con fini esclusivamente culturali; AIB – Associazione Italiana Biblioteche, che conta oltre 4.000 tra biblioteche, centri di documentazione, servizi di informazione e bibliotecari; CSB Onlus – Centro per la Salute del Bambino Onlus, che promuove attività di formazione, ricerca e solidarietà per l’infanzia).
Il programma di Nati per Leggere è attivo su tutto il territorio nazionale con circa 400 progetti locali che coinvolgono 1.195 comuni italiani e che sono promulgati da bibliotecari, pediatri, educatori, enti pubblici, associazioni culturali e di volontariato.


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Un pensiero su “Il bambino non ama leggere libri né farsi leggere un libro? Riflessioni preliminari

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