“I tre porcellini” di Raquel Méndez & Helga Bansch (Logos Edizioni, 2008) * Recensione

I tre porcellini - Logos Edizioni - Copertina

I tre porcellini” di Raquel Méndez, edito da Logos Edizioni (2008. Seconda edizione italiana: 2011), è un albo illustrato in cui nulla distoglie l’attenzione dalla narrazione, concisa ed essenziale (adatta quindi a bambini piccini). 

Le belle illustrazioni a tecnica mista senza fronzoli né orpelli di Helga Bansch sono altamente didascaliche rispetto al testo. In alcuni dettagli le tavole sembrano bozze non elaborate o perfezionate.
Grazie all’utilizzo sapiente di carta e colla, gli alberi danno il senso di prossimità e distanza e sul terreno si possono cogliere lievi asperità.
I colori sono tenui, alle tinte pastello è abbinata una gamma di neutri.
Spicca il rosso degli indumenti dei tre porcellini e, in copertina, quello dei fiori.

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La fiaba ha inizio nel bosco, dove i tre porcellini, con espressioni facciali piuttosto atterrite e sguardi prudenti, si tengono per mano perché hanno saputo che un lupo si aggira nei paraggi e decidono di costruire ciascuno una casa per proteggersi dalla sua furia. Il porcellino più piccolo costruisce una dimora di paglia, il porcellino di mezzo erge un’abitazione di legno e il porcellino più grande edifica una casa di mattoni. Giunge il lupo e minaccia di demolire, soffiando, ognuno degli alloggi delle possibili e succulente prede. Riesce nell’intento di abbattere le prime due case, tuttavia i due porcellini riescono a sfuggire alle brama  delle sue fauci. Arriva alla dimora del porcellino che aveva lavorato alacremente con laterizi e calce, dove i due fratellini minori di quest’ultimo hanno trovato nel frattempo riparo. Non riuscendo a distruggere la casa, il lupo decide di arrampicarsi fino al tetto per entrarvici scivolando dal camino. Accorgendosi dell’espediente furbesco del predatore, i tre fratellini agiscono prontamente e astutamente mettendo sul fuoco del camino un pentolone in cui, è inevitabile, il lupo precipita bruciandosi il sedere e dandosi alla fuga per non apparire mai più in quel bosco.

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A confronto di varie versioni della celeberrima fiaba e della prima attestazione scritta, di cui ho già parlato nell’articolo “I tre porcellini”: la fiaba della metafora della crescita e che i bambini di 3 anni amano tanto. Perché?”, in cui è riportato anche il testo integrale originale, l’edizione di Méndez e Bansch è caratterizzata dai seguenti elementi.

Il testo del racconto si ripete nelle strutture e nelle espressioni, il che è ottimale per la lettura a bambini piccoli, che in questo caso riescono facilmente a memorizzare alcuni passaggi.

La mamma dei tre porcellini non dà l’incipit al racconto poiché non compare (es. C’erano una volta tre porcellini. La loro madre non aveva più modo di tenerli con sé, così un giorno li chiamò e disse loro: “Siete troppo grandi per rimanere ancora qui. Andate a costruirvi la vostra casa”. Prima di andarsene li avvisò di non fare entrare il lupo in casa: “Vi prenderebbe per mangiarvi!”). All’inizio dell’albo illustrato i tre fratellini si trovano nel bosco e sono già informati dell’esistenza del lupo.

I tre porcellini non hanno nomi propri ma sono designati come “porcellino più piccolo”, “porcellino di mezzo” e “porcellino più grande”.

I tre porcellini non incontrano alcuna figura umana (uomo con fasci di paglia, uomo con fascine di legno e uomo con un carico di mattoni), pertanto non chiedono a nessuno i materiali destinati all’edificazione delle loro tre dimore. La storia si svolge solo tra protagonisti, porcellini e lupo, poiché non sono presenti altri personaggi.

Il lupo è presente in ogni tavola dell’albo, a eccezione di quella in cui i tre fratellini mettono il pentolone sul fuoco del camino. Il nemico-predatore dei tre porcellini trova una collocazione fin dall’inizio della storia. Mentre ciascuno dei tre porcellini è impegnato nella costruzione della propria dimora che deve fungere da riparo e rifugio, il lupo è già sullo sfondo della scena, in una sorta di dietro le quinte, come in attesa di interpretare il suo ruolo e compie (simpaticamente, oserei dire) tre attività che vanno in parallelo con il grado di maturità dei tre singoli porcellini: si dondola su un’altalena (attività meramente puerile) scrutando il porcellino più piccolo e la sua casa di paglia (che richiede pochissimo impegno), si intrattiene su un’amaca (attività distensiva) scrutando il porcellino di mezzo e la sua casa di ceppi di legno, legge il quotidiano (attività più intellettuale e cerebrale delle altre due) con gli occhiali inforcati sul naso fissando il porcellino più grande e la sua casa di mattoni. Solo quando i fratellini fanno l’ingresso nelle loro dimore il lupo è chiamato a recitare il suo ruolo ed entra quindi in azione.
Con espressione severa e furbesca, sebbene alquanto buffa, la mimica facciale del lupo assume connotati aggressivi ma farseschi quando tenta di abbattere la casa di mattoni senza successo e quando se la dà a gambe dopo essere precipitato nel pentolone con acqua bollente.

Nessuno muore. Nell’albo sono escluse immagini di violenza e morte. I primi due porcellini non sono sbranati dal lupo ma riescono a rifugiarsi il primo nella casa del secondo e poi entrambi in quella del terzo. Qui il lupo non viene cucinato e mangiato una volta piombato nel pentolone con acqua bollente.

Gli elementi paesaggistici sono ridotti al minimo: alberi e terreno del bosco su cui raramente trovano posto pochi fiori e qualche funghetto. Questi esigui ed essenziali elementi naturali ben si armonizzano con gli elementi antropici, ossia le case sobrie e modeste dei tre porcellini. In alcune edizioni della fiaba la dimora in mattoni è persino troppo sfarzosa e lussuosa, in questa pubblicazione la si scorge nell’ultima tavola ed è modesta, contribuisce a dare un tocco di genuinità e credibilità all’insieme.

È curioso notare la scelta dei capi di abbigliamento che indossano i tre fratellini. Il porcellino più piccolo veste solo una maglietta, il porcellino di mezzo porta solo un paio di calzoni e il porcellino maggiore ha indosso sia una maglietta sia un paio di calzoni. Questa distinzione sembra volere riflettere la forma metaforica dei temi di crescita e maturazione grazie all’esperienza, evidenziando la progressiva complessità delle preferenze individuali e concomitanti alla scelta della tipologia di casa da costruire.

Infine, il cielo c’è ma… non c’è. Non è tradizionalmente azzurro né assume le tinte di altri colori particolari. È piuttosto come uno spazio lasciato intenzionalmente “vuoto”, senza sole né nuvole.

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Trovo che questo albo illustrato sia davvero incantevole.

Illustrazioni e testo sono adeguati a bimbi di circa 3 anni di età ai quali  si desidera introdurre la fiaba “I tre porcellini” ed eventualmente passare, nel tempo, a pubblicazioni più descrittive.

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Informazioni bibliografiche
Titolo: I tre porcellini
Autore: Raquel Méndez
Illustratore: Helga Bansch
Traduzione: Fabio Regattin
Editore: Logos Edizioni
Collana: OQO
Data di pubblicazione: 2008
Formato: copertina rigida
Numero di pagine: 32
ISBN: 9788879408233
Età di lettura: da 3 a 5 anni

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