“I tre porcellini”: la fiaba della metafora della crescita e che i bambini di 3 anni amano tanto. Perché?

Fiaba - I tre porcellini - Violeta Dabija 02

Illustrazione della fiaba “I tre porcellini” di Violeta Dabija

La fiaba “I tre porcellini” ha un potere molto attrattivo sui bambini attorno ai tre anni di età. In questo articolo capiremo le motivazioni e gli intenti educativi.

Narrare una trama univoca nel caso delle fiabe tradizionali è pressoché impossibile: ogni pubblicazione è un mondo a sé stante. In questi casi preferisco citare una buona traduzione del testo originale* (riportato alla fine del post).
Ho scelto la traduzione in italiano proposta da Parole d’Autore di “The Story of the Three Little Pigs” contenuta in “English Fairy Tales” (David Nutt, 1890)” di Joseph Jacobs.

C’era una volta una vecchia scrofa che ebbe tre piccoli porcellini, ma non aveva più modo di tenerli con sé, così, li mandò a cercare fortuna per il mondo.
Partì il primo porcellino ed incontrò un uomo con un fascio di paglia, e gli disse: “Per favore, buon uomo, mi dai la tua paglia per costruirmi una casa?” L’uomo acconsentì, e il porcellino fece su una casetta di paglia. Arrivò un giorno il lupo, il quale bussò alla porta e disse: “Porcellino, porcellino, fammi entrare.” Il porcellino rispose: “No, no, neanche per sogno.” Il lupo allora rispose: “Ah si? allora soffierò via la tua casa.” Così soffiò e sbuffò così forte che la casetta di paglia fu spazzata via, e il lupaccio si mangiò il povero porcellino.
Il secondo porcellino incontrò per la via un uomo che portava una fascina di legno e gli disse: “Per favore, buon uomo, mi dai il tuo legname per costruirmi una casetta?” L’uomo acconsentì, e il porcellino costruì una casa di legno. Venne poi il lupo e disse: “Porcellino, porcellino, fammi entrare.” Il secondo porcellino rispose: “No, no, neanche per sogno.” Il lupo allora rispose: “Ah si? allora soffierò via la tua casa.” Così soffiò e sbuffò così forte che alla fine anche la casetta di legno fu spazzata via, e il lupaccio si mangiò il secondo porcellino.
Veniamo al terzo porcellino, il quale incontrò sulla via un uomo con un carico di mattoni: allora gli disse: “Per favore, buon uomo, mi dai i tuoi mattoni? Voglio costruirmi una casa.” L’uomo acconsentì, e il porcellino poté costruirsi una bella casa di mattoni. Anche da lui venne il lupo, e disse: “Porcellino, porcellino, fammi entrare.” “No, no, neanche per sogno.” “Allora soffierò e ti butterò giù la casa.” Il lupo soffiò, sbuffò, e risoffiò fino a perdere il fiato, ma per quanto soffiasse, la casetta non crollava.
Quando vide che soffiare non serviva a niente, disse: “Porcellino, lo sai che io conosco un bel campo di rape?”
“Dove?” rispose il porcellino.
“E’ il campo della signora Smith; se domani mattina sarai pronto, vengo a prenderti e ci andiamo insieme e a prendere un po’ di rape per farci un bel pranzetto.”
“Benissimo,” rispose il porcellino, “sarò pronto; a che ora passerai?”
“Alle sei.”
Il furbo porcellino si alzò alle cinque, andò al campo prima che arrivasse il lupo, raccolse le rape e tornò a casa: quando il lupo venne a prenderlo, gli chiese:
“Porcellino, sei pronto?”
E il porcellino rispose: “Oh si, si! Sono già andato e tornato, e ho già fatto una bella scorta di rape per il pranzo.”
Il lupo si arrabbiò moltissimo, ma pensò che prima o poi sarebbe riuscito a fregare il furbo porcellino e disse: “Sai, porcellino, che conosco anche un bell’albero di mele?”
“Ah si? dove?”
“Giù al giardino del signor Brown,” rispose il lupo, “e se stavolta non mi imbrogli, domani mattina alle cinque vengo a prenderti e ci andiamo insieme, a raccogliere un po’ di mele.”
Il mattino dopo il alle quattro, il porcellino saltò su dal letto e andò a raccogliere le mele, sperando di fare in tempo a tornare prima che arrivasse il lupo; non era ancora sceso dall’albero, che in quel mentre vide arrivare il lupo e ovviamente si spaventò moltissimo.
Quando il lupo arrivò ai piedi dell’albero, disse: “Porcellino, sei venuto prima di me! Sono belle le mele?”
“Si, si, bellissime!” rispose il porcellino, “te ne lancio giù una.”
E la mandò così lontano, che mentre il lupo era andato a raccoglierla, ebbe il tempo di scendere di corsa dall’albero e scappò a casa.
Il giorno dopo venne di nuovo il lupo, e disse: “Porcellino, c’è una fiera a Shanklin, oggi pomeriggio, ci andiamo?”
“Oh, si, si, io ci vado. Tu a che ora sarai pronto?”
“Alle tre.” rispose il lupo.
Così il porcellino andò alla fiera prima di lui, come le altre volte, e comprò un barile. Si avviò verso casa, quando incontrò il lupo. Allora non sapeva cosa fare, e così, si nascose dentro il barile e lo vece rotolare via veloce con sé stesso dentro. Il lupo si spaventò talmente che scappò via senza andare alla fiera. Andò a casa del porcellino e gli raccontò che aveva rischiato di essere travolto da un oggetto rotondo che rotolava veloce per la strada. Allora il porcellino disse:
“Ah, allora ti ho spaventato. Oggi sono stato alla fiera prima di te, e ho comprato un barile da latte, e quando ti ho visto, sono saltato dentro e sono rotolato giù per la collina per fuggirti!”
Allora il lupo si inferocì con il porcellino, e dichiarò che l’avrebbe divorato.
Decise così di calarsi giù dal fumaiolo, e quando il porcellino se ne accorse, mise a bollire un calderone d’acqua; quando l’acqua fu bella bollente, tolse il coperchio, e il lupo ci cadde dentro; allora il porcellino rimise prontamente il coperchio sulla pentola, bollì il lupo, se lo mangiò per cena, e da quel giorno visse a lungo felice e contento.

Fiaba - I tre porcellini - Violeta Dabija 01

Illustrazione della fiaba “I tre porcellini” di Violeta Dabija

Significati e rappresentazioni simboliche sottesi alla fiaba si colgono tra le righe del testo.

  • Autonomia, e quindi crescita. È l’autosufficienza a cui i bambini piccoli aspirano, assecondando il senso di indipendenza che viene loro naturale sperimentare e che gli adulti promuovono e incoraggiano (“C’era una volta una vecchia scrofa che ebbe tre piccoli porcellini, ma non aveva più modo di tenerli con sé, così, li mandò a cercare fortuna per il mondo”. La mamma dei tre porcellini concede loro l’allontanamento, la separazione da se stessa e dal nido familiare).
    A circa tre anni il bambino ha già abbandonato il passeggino, il seggiolone, il pannolino, il ciuccio, il biberon e/o il seno della mamma; è via via sempre più in grado di verbalizzare i suoi bisogni e le sue emozioni; ha capacità psicomotorie che si affinano ogni giorno di più. Sotto questi aspetti dipende in misura minore dai genitori.
    Inoltre, a tre anni, il bambino accede alla scuola materna, che rappresenta il primo, effettivo distacco dall’ambiente familiare, cioè dalla casa e dai genitori. Nel caso in cui il bimbo abbia frequentato l’asilo nido, la scuola materna è identificata dal bambino come una tappa evolutiva di grande importanza poiché non è più il luogo di totale o quasi totale accudimento (asilo nido) bensì “la scuola dei bambini più grandi”.
    Sostanzialmente, i tre porcellini ritraggono gli stadi dello sviluppo dell’uomo (stadio primitivo, stadio intermedio e stadio superiore), su cui torneremo più avanti.
  • Maturità. Questo stadio potrebbe essere associato a quello appena descritto di ‘autonomia’. Preferisco tuttavia distinguerlo perché una persona può essere autonoma ma non necessariamente matura.
    Nella fiaba, i tre fratellini porcellini sono la figurazione simbolica del bambino che cresce, sì, ma che diviene più maturo poiché si concretizza l’esperienza di apprendimento attraverso esperienze negative ed errori.
    In senso intellettuale e morale, quindi, il porcellino più assennato e saggio esprime la conoscenza delle soluzioni per contrastare difficoltà e complicazioni comportate dal vorace antagonista, il lupo.
    Di contro, i due fratellini che non riescono a sottrarsi agli assalti del lupo dimostrano di essere immaturi, ancora infantili nella loro spensieratezza che li porta a pensare solo a gioco e divertimento, senza riflessioni né atteggiamenti raziocinanti sui rapporti azione-conseguenza, causa-effetto.
    Dal loro trastullarsi non traggono alcun vantaggio, tanto più che la decisione di costruire la propria casa non è ben ponderata, ricorrendo a materiali fragili per affrettarsi e tornare nella dimensione ludica e disimpegnata.
    Le case edificate dai tre fratellini rispecchiano l’evoluzione dell’uomo nella storia: baracca di paglia, capanna di bastoni legnosi e, infine, un’abitazione di mattoni, l’unica che si salverà dalla furia del lupo.
    Bruno Bettelheim, famoso psicologo dell’infanzia, asserisce che «[…] Nelle fiabe è tipicamente il figlio minore che, benché dapprima sottovalutato o disprezzato, alla fine esce vittorioso. “I tre porcellini” si discosta da questo modello, dato che dal principio alla fine è il porcellino più anziano ad essere superiore ai due più piccoli. Una spiegazione può essere trovata dal fatto che tutti e tre i porcellini sono piccoli, e quindi immaturi, come il bambino stesso. Il bambino s’identifica volta per volta con ciascuno di loro e riconosce la progressione dell’identità.».
  • Casa come luogo mentalizzato e fisico: luogo di indipendenza, autogestione, libertà e contemporaneamente confine del sé; luogo intermedio tra mondo interno ed esterno dell’individuo; considerate le imprescindibili implicazioni psicologiche ed emotive, casa come rifugio e ricovero da pericoli reali e potenziali, focolare.
    La casa è lo spazio di individuazione, principio dell’individualità appunto e, in psicologia analitica, maturazione psichica (e qui si ritorna al concetto precedentemente descritto, come un cerchio che si chiude).
  • Identificazione ed esorcizzazione delle paure. Il pensiero del bambino evolve e questo processo, tra le altre cose, genera le paure, ovvero le fantasie psichiche legate alle insicurezze che da solo non sa ancora affrontare e razionalizzare.
    Le angosce infantili si declinano in personificazioni di creature maligne, dall’animo perfido e dalle azioni crudeli. Nella fiaba “I tre porcellini” il personaggio cattivo è incarnato dal lupo. Un lupo però che, a differenza di tanti altri creature malvagie (orchi, giganti, streghe, fantasmi, demoni, draghi, animali selvaggi e feroci, ecc.), dopo la prima lettura non riesce veramente a provocare orrore, inquietudine o apprensione.
  • Giustizia. Il finale della fiaba “I tre porcellini” è adeguato al senso di giustizia del bambino nella misura in cui il personaggio che ha esercitato il male riceve la punizione. Il castigo inflitto al lupo procura dà sollievo e conforto al bambino, che vede riscattare i tre fratellini e anche se stesso, identificatosi con i porcellini.
  • Intelligenza, operosità, astuzia. L’agire del terzo porcellino, specialmente dopo l’esito fallimentare dei due fratellini,  è di forte incoraggiamento per il bambino, il quale comprende che lo sviluppo intellettuale reca con sé qualità basilari per la sopravvivenza e per non soccombere passivamente al male, ai soprusi e alle angherie, anche di un nemico all’apparenza più forte a cui ci si può opporre con successo, trionfando.
    La pigrizia e l’indolenza sono vizi di ostacolo alla corretta riuscita delle cose. Questi insegnamenti possono concorrere anche ad aumentare, e sicuramente a rassicurare, l’autostima del bambino.
Fiaba - I tre porcellini - Violeta Dabija 03

Illustrazione della fiaba “I tre porcellini” di Violeta Dabija

La fiaba “I tre porcellini” trae origine dalla tradizione orale e non è databile con esattezza. La prime attestazioni a stampa risalgono attorno al 1840.
Una testimonianza fondamentale è “The Story of the Three Little Pigs” di James Orchard Halliwell (conosciuto anche come James Orchard Halliwell-Phillipps), contenuta nella raccolta “The Nursery Rhymes of England” (Frederick Warne and Company, 1886), brevi componimenti in rima e in prosa per bambini.
La versione più diffusa e famosa della fiaba apparve nel 1890 nel volume “English Fairy Tales” (David Nutt, 1890) di Joseph Jacobs, il quale cita James Orchard Halliwell tra le sue fonti.
Una variante assai nota della fiaba, peraltro precedente alla versione di James Orchard Halliwell, è da rinvenire in “Il lupo e i sette capretti” dei fratelli Grimm. Pur con alcune diversità, in entrambe le fiabe il tema portante è lo stesso e questo fa supporre la derivazione dalla medesima matrice popolare.

Tante edizioni offrono una trasposizione della fiaba la cui trama è sovente mitigata rispetto all’originale. Per esempio, i primi due porcellini non sono divorati dal lupo dopo che questi ha abbattuto la loro casa; il terzo porcellino non mangia il lupo dopo averlo cucinato nel calderone, nella cui acqua bollente si brucia solo la coda. Alcune pubblicazioni rendono il lupo persino simpatico e affabile.

Fiaba - I tre porcellini - Violeta Dabija 04

Illustrazione della fiaba “I tre porcellini” di Violeta Dabija

Il dibattito sulla fruizione della fiaba originale, non edulcorata, è ancora all’ordine del giorno e ci si chiede se sia giusto proporre la versione più cruenta della fiaba a bambini in tenera età. Non è questa la sede per soffermarsi su questo argomento, che trova posto in un altro articolo. Di fatto, i tre porcellini rappresentano gli stadi dello sviluppo dell’uomo (stadio primitivo, stadio intermedio e stadio superiore, stadi che vanno di pari passo con la struttura delle case costruite, dalla più arcaica a quella più strutturata e robusta) e tanti studiosi sostengono la tesi secondo cui la morte dei primi due porcellini non provoca alcun trauma nel bambino, che a livello subconscio capisce che la loro fine è in qualche modo inevitabile per raggiungere uno stadio più elevato dell’esistere. Bruno Bettelheim dichiara inoltre che “[…] Perfino un bambino pare riuscire a comprendere che tutti e tre sono in realtà uno solo e lo stesso in differenti stadi, come è suggerito dal fatto che rispondono al lupo con le medesime parole: «No, no, no, per le setole del mio groppone!». I tre porcellini” permette al bambino di giungere da solo alle proprie conclusioni, guidandolo così nel suo processo di maturazione. Dire invece apertamente al piccolo cosa deve fare finisce solo per sostituire alla schiavitù rappresentata dalla sua immaturità la subordinazione ai dettami degli adulti.”.

Ho riportato due passaggi di di Bruno Bettelheim (1903-1990), i cui scritti trovano spesso validità e applicazione ancora oggi. Altre osservazioni sulla fiaba “I tre porcellini” si possono leggere nel volume di Bettelheim “Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe” (Feltrinelli, 2013. 17a edizione).

Riporto il testo integrale del capitolo “I tre porcellini” (pagg. 44-47), suddiviso nei sottocapitoli Il principio di piacere contro il principio di realtàIl confronto con “La cicala e la formica” di EsopoI porcellini come tappe del progresso della personalità.
Di seguito alle pagine del capitolo sono fornite le indicazioni bibliografiche del saggio di Bettelheim, che consiglio vivamente ai genitori, agli educatori e a chiunque si occupi di bambini e infanzia.

I tre porcellini - Il mondo incantato - Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe - Bruno Bettelheim- Pagina 44

I tre porcellini - Il mondo incantato - Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe - Bruno Bettelheim- Pagina 45

I tre porcellini - Il mondo incantato - Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe - Bruno Bettelheim- Pagina 46

I tre porcellini - Il mondo incantato - Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe - Bruno Bettelheim- Pagina 47

Il mondo incantato - Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe - Bruno Bettelheim

Titolo: Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe
Autore: Bruno Bettelheim
Traduzione: Andrea D’Anna
Editore: Feltrinelli
Collana: Universale economica. Saggi
Data di pubblicazione: 2013 (17a edizione)
Formato: copertina flessibile
Numero di pagine: 309
ISBN: 9788807882555

Scheda del libro. Per imparare a destreggiarsi nella vita e superare quelle che per lui sono realtà sconcertanti, il bambino ha bisogno di conoscere se stesso e il complesso mondo in cui vive. Gli occorrono un’educazione morale e idee sul modo di dare ordine e coerenza alla dimensione interiore. Cosa può giovargli più di una fiaba, che ne cattura l’attenzione, lo diverte, suscita il suo interesse e stimola la sua immaginazione? Sia essa Cappuccetto rosso, Cenerentola o Barbablù, la fiaba popolare, anche se anacronistica, trasmette messaggi sempre attuali e conserva un significato profondo per conscio, subconscio e inconscio. Si adegua perfettamente alla mentalità infantile, al suo tumultuoso contenuto di aspirazioni, angosce, frustrazioni, e parla lo stesso linguaggio non realistico dei bambini. Tratta di problemi umani universali, offrendo esempi di soluzioni alle difficoltà. È atemporale e i personaggi dei suoi scenari fantastici sono figure archetipiche che incarnano le contraddittorie tendenze del bambino e i diversi aspetti del mondo. Le situazioni fiabesche, rispettando la visione magica infantile delle cose, esorcizzano incubi inconsci, placano inquietudini, aiutano a superare insicurezze e crisi esistenziali, insegnano ad accettare le responsabilità e ad affrontare la vita.


* Versione originale e integrale di “The Story of the Three Little Pigs” di Joseph Jacobs contenuta in “English Fairy Tales” (David Nutt, 1890), no. 14, pagg. 68-72.

The Story of the Three Little Pigs

Once upon a time when pigs spoke rhyme
And monkeys chewed tobacco,
And hens took snuff to make them tough,
And ducks went quack, quack, quack, O!

There was an old sow with three little pigs, and as she had not enough to keep them, she sent them out to seek their fortune. The first that went off met a man with a bundle of straw, and said to him, “Please, man, give me that straw to build me a house.” Which the man did, and the little pig built a house with it.
Presently came along a wolf, and knocked at the door, and said, “Little pig, little pig, let me come in.”
To which the pig answered, “No, no, by the hair of my chiny chin chin.”
The wolf then answered to that, “Then I’ll huff, and I’ll puff, and I’ll blow your house in.” So he huffed, and he puffed, and he blew his house in, and ate up the little pig.
The second little pig met a man with a bundle of furze [sticks], and said, “Please, man, give me that furze to build a house.” Which the man did, and the pig built his house.
Then along came the wolf, and said, “Little pig, little pig, let me come in.”
“No, no, by the hair of my chiny chin chin.”
“Then I’ll puff, and I’ll huff, and I’ll blow your house in.” So he huffed, and he puffed, and he puffed, and he huffed, and at last he blew the house down, and he ate up the little pig.
The third little pig met a man with a load of bricks, and said, “Please, man, give me those bricks to build a house with.” So the man gave him the bricks, and he built his house with them.
So the wolf came, as he did to the other little pigs, and said, “Little pig, little pig, let me come in.”
“No, no, by the hair of my chiny chin chin.”
“Then I’ll huff, and I’ll puff, and I’ll blow your house in.”
Well, he huffed, and he puffed, and he huffed and he puffed, and he puffed and huffed; but he could not get the house down. When he found that he could not, with all his huffing and puffing, blow the house down, he said, “Little pig, I know where there is a nice field of turnips.”
“Where?” said the little pig.
“Oh, in Mr. Smith’s home field, and if you will be ready tomorrow morning I will call for you, and we will go together and get some for dinner.”
“Very well,” said the little pig, “I will be ready. What time do you mean to go?”
“Oh, at six o’clock.”
Well, the little pig got up at five, and got the turnips before the wolf came (which he did about six) and who said, “Little pig, are you ready?”
The little pig said, “Ready! I have been and come back again, and got a nice potful for dinner.”
The wolf felt very angry at this, but thought that he would be up to the little pig somehow or other, so he said, “Little pig, I know where there is a nice apple tree.”
“Where?” said the pig.
“Down at Merry Garden,” replied the wolf, “and if you will not deceive me I will come for you, at five o’clock tomorrow and get some apples.”
Well, the little pig bustled up the next morning at four o’clock, and went off for the apples, hoping to get back before the wolf came; but he had further to go, and had to climb the tree, so that just as he was coming down from it, he saw the wolf coming, which, as you may suppose, frightened him very much.
When the wolf came up he said, “Little pig, what! Are you here before me? Are they nice apples?”
“Yes, very,” said the little pig. “I will throw you down one.” And he threw it so far, that, while the wolf was gone to pick it up, the little pig jumped down and ran home.
The next day the wolf came again, and said to the little pig, “Little pig, there is a fair at Shanklin this afternoon. Will you go?”
“Oh yes,” said the pig, “I will go. What time shall you be ready?”
“At three,” said the wolf. So the little pig went off before the time as usual, and got to the fair, and bought a butter churn, which he was going home with, when he saw the wolf coming. Then he could not tell what to do. So he got into the churn to hide, and by so doing turned it around, and it rolled down the hill with the pig in it, which frightened the wolf so much, that he ran home without going to the fair. He went to the pig’s house, and told him how frightened he had been by a great round thing which came down the hill past him.
Then the little pig said, “Ha, I frightened you, then. I had been to the fair and bought a butter churn, and when I saw you, I got into it, and rolled down the hill.”
Then the wolf was very angry indeed, and declared he would eat up the little pig, and that he would get down the chimney after him. When the little pig saw what he was about, he hung on the pot full of water, and made up a blazing fire, and, just as the wolf was coming down, took off the cover, and in fell the wolf; so the little pig put on the cover again in an instant, boiled him up, and ate him for supper, and lived happily ever afterwards.

Come già detto, Jacobs attinse la storia da un’edizione di James Orchard Halliwell, “The Nursery Rhymes of England” (Frederick Warne and Company, 1886). Eccone il testo (pagg. 37-41).

I tre porcellini - Versione originale di The Story of the Three Little Pigs di Joseph Jacobs - 01

I tre porcellini - Versione originale di The Story of the Three Little Pigs di Joseph Jacobs - 02

I tre porcellini - Versione originale di The Story of the Three Little Pigs di Joseph Jacobs - 03

I tre porcellini - Versione originale di The Story of the Three Little Pigs di Joseph Jacobs - 04

I tre porcellini - Versione originale di The Story of the Three Little Pigs di Joseph Jacobs - 05

E, com’è consuetudine…

…Vissero tutti felici e contenti.

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